La mischia
Come fare emergere la propria unicità rispetto a chi ci ha preceduto?
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Valentina Maini, traduttrice, poetessa e scrittrice di racconti, approda nell’ambito dei romanzi con un libro da cui si fatica a riemergere.

Un esordio che non ha nulla di banale, che deriva dagli studi compiuti dalla scrittrice per il conseguimento del dottorato in Letterature comparate e dalla sua esperienza di vita, ma che va molto oltre.


Siamo negli anni in cui il terrorismo dell’ETA compie i suoi ultimi attentati in una Bilbao “psichedelica”, ma la violenza non colpisce soltanto i bersagli degli attentati, coloro che perdono la vita o rimangono feriti: la Maini ci ricorda la generazione dei figli dei terroristi, di come la violenza abbia connotato la loro infanzia e non si sia mai del tutto separata dalle loro vite. Vite diversissime eppure accomunate da un tormento simile e dalla dipendenza, come quelle di Joakin e Gorane.


Il problema fondamentale di questi due gemelli, protagonisti del romanzo, è quello di tutti i giovani ed è estremamente attuale: come trovare un’identità? Come fare emergere la propria unicità rispetto a chi ci ha preceduto? Come lasciare un segno nel mondo che non sia di distruzione?

Loro ce ne parlano con voci diversissime; il romanzo, infatti, si apre con le parole deliranti di Gorane, che ci ricordano L’urlo e il furore di Faulkner. Ma non scoraggiatevi, il libro non è tutti così!

Una delle grandi doti della Maini, infatti, è proprio quella di rendere compresenti stili di scrittura molto distanti tra loro, ma percepiti dal lettore come ugualmente autentici.

Il risultato è una magmatica fusione di elementi e scritture, dalla quale, come vi ho anticipato, si fatica a riemergere.


Mi auguro che a questo romanzo di Maini ne seguano molti altri!