Le otto montagne
Un libro con pochi discorsi e molti silenzi, che lascia spazio ai rumori della montagna, più che alle parole degli uomini
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Su L’Express, Le otto montagne di Paolo Cognetti viene definito un libro umile, e non potrei essere più d’accordo.


Quella che lentamente si svela in sole duecento pagine è una storia semplice, che ci parla di amicizia e rapporti interni alla famiglia, ma proprio per questo universale.


In questo libro, la montagna è descritta dall’autore con amore e verità in tutte le sue parti: dai boschi di abeti e larici dei 1500 metri, fino ai 4000 del Monte Rosa. Ogni altitudine non ha soltanto un suo paesaggio peculiare, ma viene vista da Cognetti come un luogo in cui riflettere sulla propria sorte e trovare una nuova parte di se stessi, quella che non riusciamo ad ascoltare in città.


Infatti, la montagna è intrecciata dall’autore al concetto di destino, e al termine della lettura possiamo porci domande come: Quanto dipendiamo dal nostro destino? Quanto esso è modificabile? Qual è il luogo da cui il nostro destino sgorga?


Un libro con pochi discorsi e molti silenzi, che lascia spazio ai rumori della montagna, più che alle parole degli uomini. E per questo ci trasmette il senso di Eternità che solo in riva a un lago a più di duemila metri, di fronte al cielo stellato si può provare.


Non a caso con “Le otto montagne” Cognetti ha vinto il Premio Strega nel 2017 e a oggi il romanzo è stato tradotto in 40 lingue.