
Michel Bussi è uno degli autori contemporanei di gialli più letti in Francia, che vale la pena scoprire se si vuole un romanzo non eccessivamente impegnativo ma davvero coinvolgente.
A mio parere, il coinvolgimento è dato, più che da una relazione empatica con i personaggi, dal puzzle machiavellico che Bussi dispiega tra le pagine. Insomma, non ti addormenti sognando di essere immerso nella storia, ma un po’ spazientito di non avere idee per risolvere il delitto. E dire, che tu, lettore, hai qualche elemento in più degli inquirenti Laurenc e Sylvio. La voce narrante, infatti, racconta molto più di quanto apparentemente non potrebbe sapere. Ma questa è solo questione di apparenza, e ciò che sembra non appartiene alla realtà.
Bussi fa come Monet: “Con Monet non vediamo il mondo reale, ne cogliamo le apparenze”.
Allo stesso modo, l’autore ci dipinge un quadro apparentemente lineare ma irrisolvibile. La chiave è geniale perché è semplice, ma si trova dove non si guarda e non si pensa. Bisogna mettere in discussione le categorie con cui di solito leggiamo un romanzo se vogliamo scovarla prima che l’autore nelle ultime pagine ce la spieghi abbondantemente (forse troppo abbondantemente… A volte qualche mistero dovrebbe rimanere tale perché la storia non perda il suo incanto). In effetti, mi viene voglia di leggere il prossimo romanzo di Bussi per vedere se stavolta riuscirò a risolvere il mistero un po’ prima.
Tuttavia, Ninfee nere è un unicum per la sua meravigliosa ambientazione: Giverny, descritta com’è realmente nei più piccoli particolari. L’elemento di maggior fascino di questo romanzo è l’inscindibilità del giallo dall’arte. Monet trona in ogni capitolo e, oltre che in un mistero, ci introduce nei luoghi seducenti dell’impressionismo, dando una sfumatura più delicata e romantica al romanzo. Da qui però anche una pecca: quando si tratta di romanticismo passare dal raffinato al dolciastro è un attimo, e io credo che ogni tanto Bussi scivoli. Forse è solo per intercettare i gusti medi del pubblico, ma ogni tanto scegliere un finale davvero coraggioso e non da cliché ripaga… Magari non in termini di copie vendute ma di grandezza artistica.