
La noia è un sentimento sottostimato, nei suoi rischi e nelle sue possibilità. Prolifico per Giacomo Leopardi, lo è stato anche per Veronica Raimo. È la stessa scrittrice a individuare la noia come il nocciolo (duro e molto logorato) da cui è derivata la sua attuale professione.
La noia ha in sé qualcosa di piano e lineare, che effettivamente si trova anche nella scrittura della Raimo. Non perché sia banale, ma perché in questo libro ci presenta una manciata di fatti della sua vita con una trasparenza disarmante. Sembra spogliarsi davanti al lettore, ma senza la vergogna della nudità, come se Eva non avesse ancora mangiato la mela. Non c’è sublimazione nell’esistenza che racconta; c’è la schiettezza delle cose reali. In questo bagno di disillusione il lettore viene immerso anche per quanto riguarda l’idea romantica sulla letteratura. Dietro ogni pubblicazione ci sono il mondo dell’editoria, le necessità del mercato, uno stipendio da portare a casa. Poca poesia, molta vita prosaica. In modo veloce e incisivo è questo che la Raimo trasmette nelle sue pagine.
Eppure, il titolo Niente di vero è un paradosso che smentisce il contenuto.
E quindi ci chiediamo se ciò che la scrittrice ci dice è realmente vero, oppure è un gioco sul filo del rasoio tra realtà e autofinzione. Ma, in fondo, esiste una verità?
Nel 2022 Niente di vero ha vinto il Premio Strega giovani e il premio Viareggio Repaci nella sezione narrativa.