
Spatriati è il titolo del libro vincitore del Premio Strega 2022, scelto per la condizione di sradicati e irregolari dei suoi protagonisti, Francesco e Claudia. Entrambi sono nati in Puglia, a Martina Franca (città natale dello stesso autore); le loro vite sembrano ben radicate a questa terra amata e descritta con precisione di pascoliana da Desiati. Tuttavia, come ci ricorda Claudia, Aristotele affermava che le vere radici degli uomini sono rivolte verso il cielo, e così anche i protagonisti di questo libro devono prendere un aereo ed espatriare per dare compimento alla propria identità e delineare un rapporto senz’altro non convenzionale. è un’amicizia che vibra continuamente sul confine con l’eros. Infatti, se dovessi dare un colore al libro, sarebbe il grigio, perché tutte le relazioni di cui si parla rimangono indefinite, i confini non sono mai chiari.
Questo è il bello e il brutto del romanzo. Ci dice molto su noi stessi, su quelle zone d’ombra che spesso ignoriamo per tutta una vita, che non riusciamo ad accettare. Tuttavia, ritengo che questa neutralità sia a tratti eccessivamente esasperata, arrivando ad assumere sfumature drammatiche. Se la prima parte del libro rapisce e mostra il sublime degli amori adolescenziali, la seconda parte cede a volte al grottesco: la felicità a quarant’anni è davvero nei locali più malfamati di Berlino? Non ho una risposta, forse per alcuni sì.
Certo, abbiamo vissuto a lungo in una società che ha voluto classificare troppo i legami, incasellarci in identità e ruoli prefabbricati, ma qui siamo completamente al polo opposto, di fronte a un’afasia: l’impossibilità di dare alle relazioni un nome e di conseguenza uno spazio congruo.
A pagina 256 leggiamo: La processione con tutte quella statue è una resa all’evidenza che un dio non può bastare per tutti. Ma il Vangelo ci ha insegnato che l’amore è infinito, basta ricordarselo, è un fluido che attraversa i continenti.
Questo a mio avviso è il messaggio più ricco che il libro trasmette: quello di un amore pervasivo, e non esclusivo, che si dà spontaneamente e al di là di qualsiasi barriera (d’altronde già Agostino aveva detto “ama e fa ciò che vuoi”). Ma la religione (più fede o più dogmatismo?) assume un ruolo molto particolare nel romanzo. Essa è vissuta in modo profondo e viscerale, talmente viscerale che si mescola alla sessualità. Una mescolanza, un connubio di confessato e inconfessato, che era già presente in Bruciare tutto di Walter Siti - quest’ultimo sì un romanzo davvero scandaloso. Spatriati assomiglia invece di più a un falso scandalo, a uno scandalo accettato e consensuale, come ci dice Mario Barenghi sulla rivista Doppio zero.