
Il titolo del libro annuncia un punto di vista: tutto ciò che ci appresteremo a leggere non è altro che quello che il dottor Pereira sostiene di aver vissuto, niente di più. Se si aggiunge che il romanzo è ambientato nella Lisbona del 1938 (durante la dittatura di Salazar), si comprende come Tabucchi appartenga a quelli scrittori - da Vittorini a Morante, a Janeczek - secondo cui il modo più sincero di raccontare la Storia è attraverso le storie particolari degli individui, anche se d’invenzione.
Sebbene sia stato giornalista di cronaca nera per trent’anni e ora sia il direttore della pagina culturale di un giornale del pomeriggio, Pereira non avrebbe voluto prendere parte alla Storia. È disinteressato alla politica e risponde a Marta, giovane dallo spirito anti-salazarista: «Io non sono nè dei vostri nè dei loro, preferisco fare per conto mio, del resto non so chi siano i vostri e non voglio saperlo» (p. 109). Marta risponde piccata: «Noi non facciamo la cronaca, dottor Pereira, è questo che mi piacerebbe che lei capisse, noi viviamo la Storia».
Da questo breve dialogo emergono molte delle caratteristiche di Pereira, prima fra tutte la sua ignoranza riguardo la situazione politica a livello nazionale e bellica a livello mondiale. Tuttavia, è significativo che tale ignoranza non derivi solo dal mancato informarsi del nostro direttore, ma anche dalla difficoltà nel ‘38 di accedere alle notizie, a causa di un clima censorio che lasciava trapelare esclusivamente quelle favorevoli al potere in carica.
Dal dialogo apprendiamo anche che Pereira desidera stare “per conto suo”, almeno fino a quando la solitudine non inizia a pesargli come un vuoto. Non ha davvero più nessuno intorno: le uniche conversazioni che intrattiene sono con la fotografia della moglie defunta o con la portinaia che disprezza; anche con l’amico Silva il rapporto è diventato intollerabile a causa delle sue posizioni reazionarie e filo-franchiste. Solo lentamente Pereira si rende conto che il vuoto intorno a sé è spazio libero per un nuovo tipo di vita. Come nel romanzo di una formazione tardiva, comprende che i ricordi di gioventù lo stanno opprimendo quanto il caldo dell’assolata Lisbona e che non è più possibile vivere nel passato.
È Monteiro Rossi – che all’inizio ci sembra un giovane scrittore il erba – che richiama il dottor Pereira al tempo presente e a una partecipazione attiva a esso. La scelta sublime di Tabucchi, però, è proprio quella di aver eletto a protagonista del suo romanzo non il vigore della nuova generazione antifascista a cui Monteiro Rossi appartiene, bensì un uomo di mezza età che decide di dare spazio a una nuova parte di sé, a un nuovo “io egemone” che finalmente opera scelte coraggiose e necessarie per il suo tempo.
Pereira, tuttavia, oppone un’ultima resistenza di fronte a Marta e insiste: «Come le ho già detto la politica non mi interessa perché mi occupo principalmente di cultura» (p. 110). Ma il direttore della pagina culturale del Lisboa dimostrerà in fretta a sé stesso quanto le sue scelte editoriali possano essere politiche e, dunque, pericolose.
Sostiene Pereira è un romanzo che invita il lettore alla partecipazione, alla vita collettiva, alla presa di coscienza che nessuno è una monade. Tuttavia, nel protagonista il richiamo alla politica parte dall’intimo: Tabucchi dedica grande attenzione alla psicologia e alla moltitudine di anime che Perira, come ognuno di noi, porta dentro di sé. La forza del romanzo deriva proprio da questo: il concentrarsi più sugli individui che sugli ideali. Questa è anche la ragione per cui il lettore risulta intimamente coinvolto dalla vicenda e chiamato a interrogarsi su quale io stia guidando le sue azioni.
Scritto da Tabucchi nell’estate del 1992, Sostiene Pereira venne pubblicato da Feltrinelli nel 1994 e vinse il premio Campiello e il premio Viareggio per la narrativa. A oggi è uno dei più importanti romanzi del secondo Novecento italiano.