
Tempo di Avvento, e quindi di attesa.
In questo periodo dell'anno si aspettano le vacanze, i momenti di qualità, il cibo condiviso, magari la neve.
Aspettiamo, aspettiamo e, a ben rifletterci, il nostro cuore è spesso rivolto al futuro, nell'attesa speranzosa di ciò che verrà, non solo durante questo tempo speciale. Vito Mancuso si chiede, però, se oggi sia ancor lecito sperare. In cosa? In un futuro degno per l'umanità, un futuro di costruzione e non di distruzione.
È una domanda che l'individuo deve porsi e si pone: noi non siamo fatti per vivere senza punti interrogativi. Quando smettiamo di chiederci cosa ci aspetta e cosa desideriamo per il futuro, significa che siamo aggrappati a certezze contingenti ed effimere, che appagano momentaneamente ma non acquietano il desiderio, né placano l'angoscia del vuoto che percepiamo al nostro centro per il non sapere dove stiamo andando. Ci manca il significato. Che fare, dunque?
Mancuso risponde con Kant "guarda quel vuoto, le rispose sono lì, dentro di te".
«Ero diventato una grande domanda a me stesso»*.
Le risposte, perciò, sono da ricercarsi nell'ignoto di un oceano mai solcato che ci chiama irresistibilmente, come le Colonne d'Ercole Ulisse. Quell'ignoto è ciò che Kant chiama "la nostra intera destinazione", cioè il futuro verso cui navigare per non vivere una vite vuota, ma una vita che risponda al vuoto percepito al suo centro.
«Che valore abbia la vita per noi, se è stimata soltanto sulla base di ciò che si gode (sulla base dello scopo naturale della somma di tutte le inclinazioni, la felicità), è facile da decidere. Scende sotto lo zero»**.
È straordinario come ciò che ci rende manchevoli e incompiuti, il vuoto, sia anche ciò che rende unici e completi, poiché ci concede la libertà. Lo descrive anche Leopardi nell'Infinito: solo il limite della siepe attiva l'uomo e gli dona dolcezza e speranza.
Libertà, per Kant, significa poter scegliere di vivere moralmente oppure no, di aprirsi gioiosamente al mondo o di rimanere chiusi nei nostri egoismi, poter scegliere se seguire la ragione in mare aperto, non per sapere cosa sarà del nostro futuro, ma per sperare.
Mancuso in questo libro ha il grande merito di raccontarci il filosofo tedesco negli aspetti più intimi e spesso sottovalutati del suo pensiero. Ci accompagna, in particolare, attraverso la dimostrazione filosofica della speranza basata sulla ragione, sapendo anche declinare la filosofia kantiana nell'ottica delle questioni della contemporaneità.
Ecco perché consiglio a tutti di leggere questo libro, per chiederci sinceramente quale pensiamo che sia la nostra destinazione futura e per poter tornare ad attendere con speranza!
«Quando si è nutrito il proprio animo con osservazioni di questo genere, uno sguardo al cielo stellato, in una notte chiara, dà quel piacere di cui solo le anime nobili sono capaci. Nel silenzio universale della natura, nella quiete dei sensi, la nascosta facoltà di conoscere dello spirito immortale parla una lingua indicibile e suscita pensieri non sviluppati fino in fondo, che si sentono bene, ma non si lasciano descrivere»***.