
L’intermezzo negli scacchi è “una mossa inaspettata che rappresenta una grave minaccia e costringe a una risposta immediata”*, e che si verifica solitamente tra una combinazione tattica e l'altra, di qui il motivo del nome.
Ivan ha ventidue anni ed è maestro FIDE, ovvero un grande campione di scacchi, anche se non proprio il migliore. La sensazione è comunque che se la cavi meglio con i pezzi sulla scacchiera piuttosto che nelle relazioni con le persone.
Dopo la morte del padre, però, deve necessariamente confrontarsi con suo fratello Peter, avvocato di Dublino piuttosto benestante ma in crisi, di dieci anni più grande di lui.
I due, diversissimi, non potranno non giungere a uno scontro e a una situazione di precarietà e minaccia che ricorda quella dell’intermezzo scacchistico. A rendere più complicato il loro rapporto è la non convenzionalità delle relazioni che i due fratelli intrattengono con le donne della loro vita. Tuttavia, Ivan nella relazione amorosa – per quanto fuori dagli schemi - cerca e trova quasi subito stabilità e senso di benessere, e a rendere la sua condizione in bilico e ansiogena è piuttosto la precarietà lavorativa, unita a uno sfiancante senso di inferiorità e perdita nell’ambito degli scacchi. Peter, invece, prova una pluralità di sentimenti che lo confonde e lo confina in un vortice di inadeguatezza. La Rooney parla di “disordine sentimentale”:
«Quando finalmente il barista si accorge di lui, ordina dopotutto anche uno shottino di vodka. Bevilo al bancone e nessuno se ne accorgerà. Non sa di niente, è solo per calmare i nervi. Fresco panno umido per la febbre nella sua testa. Lei starà ancora dormendo? si chiede. O sarà sveglia e avrà visto il biglietto che le ha lasciato? Chiamami. Ti amo. E l’altra: avrà mangiato da sola la cena preparata per lui? O avrà lasciato perdere e ordinato cibo cinese, e ora sarà spaparanzata sul divano a mettersi lo smalto sulle unghie? Un proliferare di sentimenti inappropriati, pensa. Disordine sentimentale» (p. 299).
Sally Rooney mira con i suoi romanzi a farsi interprete di una generazione, quella dei Millennilas e, in parte, con questo libro anche della Generazione Z; per ritrarre Peter descrive una persona del tutto incapace di restare sola con se stessa senza sprofondare in un caos dove sono svaniti tutti i punti di riferimento. Le sensazioni che ci trasmettono le parti del romanzo dedicate al fratello maggiore sono ansia e claustrofobia, accentuate da uno stile spezzettato, nominale, angosciato, perfettamente adatto a esprimere i pensieri del personaggio e l’atmosfera vorticosa in cui si ritrova.
L’intermezzo – l’intervallo, lo spazio vuoto tra due tempi – diventa allora anche un tempo esistenziale di stallo prima di una svolta. Il problema è capire quale svolta imboccare per non rimanere bloccati in una vita inappagante e inautentica. Credo che in questo molti si possano riconoscere e che la Rooney riesca effettivamente a dare voce a un disagio diffuso, anche se nel contesto di una situazione portata volutamente all’esasperazione. Senza considerare che i nostri desideri non sempre chiari si confondono ulteriormente per le aspettative di chi ci circonda, la nostra famiglia, gli amici o più in generale la società; la Rooney lancia un affondo anche sulle più contemporanee questioni sociali, che le stanno particolarmente a cuore.
Il romanzo propone lo scontro tra i due fratelli come il possibile punto di svolta: come a dire che nessuno si salva da solo e solamente la riconciliazione permetterebbe loro di ritrovare stabilità nella vita. Ma questa riconciliazione avverrà?
«Passa un minuto, poi tre, cinque. La porta si apre ed esce qualcuno, giovani uomini. Chiacchierano fra loro, ridono. Non vuole vederlo pensa. Lei ricomparirà con un sorriso dispiaciuto, magari un’altra volta. Lascia che si goda la sua vittoria. Di nuovo l’oscillazione della porta verso l’interno e di nuovo emergono alcune facce, due, tre. Meglio che te ne vai prima che sia lui a scacciarti. E invece non se ne va, resta lì seduto nel suo cappotto troppo caldo. La porta si apre ancora una volta, triangolo di luce bianca, e questa volta è lui. Ivan. L’espressione sul suo viso mentre lo fissa. Chissà cosa significa» (p. 410).
La lettura del romanzo scorre come un’immersione subacquea in cui il fiato rimane mozzato da queste vite ingarbugliate e si forma un nodo in gola. Tuttavia, non ci si riesce a staccare dalle pagine, perché in fondo stiamo dalla parte dei due protagonisti e in loro ritroviamo qualche sfumatura anche di noi. Lo stile incalzante e ipnotico, poi, non fa che trascinarci ancora più profondamente in una lettura che ha esattamente il colore della grafica in copertina.