
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è indubbiamente un giallo: il titolo riprende una frase pronunciata da Sherlock Holmes nel racconto Barbaglio d’Argento (1892) di Arthur Conan Doyle.
Sherlock è, infatti, l’investigatore preferito di Christopher Boone, il quindicenne che in questo romanzo avrà un bel mistero da risolvere, ovvero scoprire l’assassino di Wellington, il cane della vicina ucciso con un forcone da giardino.
Tuttavia, ciò che rende interessante e fuori dall’ordinario quest’indagine è che Christopher soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo che lo spinge ad agire in maniera spesso incomprensibile agli occhi altrui. Come può sapere il poliziotto che lo prende per un braccio che questa sua azione scatenerà una reazione violenta nel ragazzo? Christopher non può sopportare il contatto fisico, figurarsi con uno sconosciuto!
Il suo mondo è rigidamente strutturato e segue delle regole ben precise: cibi diversi non possono venire a contatto tra loro quando si trovano nello stesso piatto, vedere due macchine gialle di fila mentre si va a scuola decreta una pessima giornata, mentre vederne due rosse una giornata fantastica, tutto ciò che è marrone va senza dubbio evitato.
Il comportamento di Christopher è spesso spiazzante e diverso da quello atteso, perché diverso è il suo modo di pensare. La grande ricchezza di questo libro è la possibilità che viene data al lettore di entrare nella sua mente, di seguire i suoi ragionamenti e di percepire il mondo e le persone nel modo in cui Christopher li percepisce.
Se l’empatia può essere intesa come “la capacità di metterci nei panni degli altri”, questo romanzo diventa una lettura fondamentale per relazionarci meglio con chi incontriamo e affinare un’intelligenza empatica di cui la società di oggi ha bisogno più che mai.
A farci entrare nei percorsi mentali di Christopher, aiuta che il romanzo sia scritto in una forma diaristica, dunque il protagonista è anche la voce narrante che ci parla, che sceglie lo stile di scrittura e che idealmente struttura il libro.
I capitoli, per esempio, sono numerati secondo la sequenza dei numeri primi: Christopher è un grande appassionato di matematica, tanto che risolvere potenze, equazioni e problemi lo rilassa nei momenti di maggiore difficoltà.
È straordinario, però, che da comportamenti così apparentemente strani e lontani dall’ordinario possano scaturire riflessioni di grande verità per tutti:
“I numeri primi sono ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri primi siano come la vita.
Sono molto logici, ma non si riesce mai a scoprirne le regole. Anche se si passa tutto il tempo a pensarci su.” (p.22)
Non dimentichiamo, però, che stiamo leggendo un giallo.
Christopher ha tutta l’intenzione di arrivare fino in fondo alla sua indagine, ma il padre prima lo scoraggia, poi gli proibisce categoricamente di continuare a ficcanasare nel quartiere, nascondendo quanto Christopher ha scritto fino a quel momento nel suo libro.
Questo introduce un altro importante aspetto che il romanzo evidenzia, ovvero come la sindrome di Christopher incida in maniera significativa su chi gli sta attorno, e sui suoi genitori in modo particolare. L’indagine su Wellington in realtà porterà Christopher a scoprire verità più profonde riguardanti al propria famiglia. Il libro ci pone di fronte a come sopportare il suo comportamento possa diventare troppo logorante nonostante l’amore, e a come l’amore e la volontà di proteggere possano provocare ferite, forse, irreparabili.
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è un romanzo di Mark Haddon, scrittore e illustratore britannico di libri per ragazzi. Pubblicato per la prima volta nel 2003, il romanzo a oggi è stato tradotto in oltre venti paesi, rimanendo per lungo tempo in testa alle classifiche di libri più venduti.