Io che ti ho voluto così bene
Storia di una famiglia - del suo dolore e della sua felicità
io-che-ti-ho-voluto-cos-bene-img

Questo libro inizia d'estate, tra il biliardino e il profumo di cocco. Ha lo sfavillio di mille braccialetti colorati e l'ardore di un amore giovanissimo. L'estate porta il sapore dolce dell'allegria e dello struggimento di chi confida in una felicità futura.


Poi tutto cambia drasticamente, perchè l'esistenza di Luca Nardulli è tranciata di netto quando Betta viene ritrovata morta. È stata violentata e nessuno l'ha soccorsa quando le è venuto improvvisamente un attacco d'asma. Luca le aveva voluto bene veramente, ma nessuno lo aveva mai saputo e il dolore non poteva che restare soffocato in un angolo del cuore.

Inizia cosí la storia di un dolore che non fa che allargarsi a macchia d'olio nei primi vent'anni della sua esistenza; sembra che a un dispiacere non possa che seguirne un altro, in un susseguirsi inarrestabile. I toni non sono cupi, mostrano con semplicità e nudezza come la vita possa essere complicata. E lo è sempre di più se al dolore non si risponde con l'amore; il romanzo è costellato di personaggi che ci mostrano come la capacità di amare sia multiforme ed emerga proprio nei momenti di difficoltà.

Così Luca cresce tra il bene silenzioso del padre, l'affetto esuberante delle cugine e l'amore dello zio.

Zio Umberto è la figura portante di questo libro, colui che ne costituisce l'ossatura, poiché ha il coraggio sorreggerr Luca in ogni momento. Il nipote diventerà un uomo di grande sensibilità e integrità, ma avrà avuto di fronte a sé l'esempio di Umeberto, un gigante nella sua capacità di darsi, di essere presente per gli altri. È maeatro per Luca come padre amorevole e professore attento, ma anche come marito nella sua unione con Mara. Insieme sono testimoni di una complicità autentica e di chi sa che il suo posto è vicino all'altro in ogni sorte.

Umberto porta con sé anche il tema del perdono, che è la ragion dell'essere profonda del romanzo ed è caro all'autrice. Se alcuni passaggi del libro mi sembrano forzati o addirittura utopici, il perdono di Umberto non lo è, poiché consiste in piccoli gesti concreti che a poco a poco cambiano un'esistenza.


Ed è proprio grazie all'attenzione che l'autrice riserva ai dettagli, alle cose piccole che costellano l'esistenza di ogni personaggio - come di ognuno di noi- che Io che ti ho voluto cosí bene fa provare a chi lo legge sentimenti autentici e fa venire anche voglia di essere migliori.

Insomma, il nuovo romanzo dell'autrice di Tutto il bene che resta è una lettura bellissima e carica di emozioni!