Lessico famigliare
"Tutto importa, nulla importa a Natalia, all'infuori della pigra dolcezza di lasciarsi vivere" (Montale)
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Era necessario tornare a scegliere le parole, a scrutarle per sentire se erano false o vere, se avevano o no vere radici in noi, o se avevano soltanto le effimere radici della comune illusione (p. 148).


Con Lessico famigliare, Natalia Ginzburg raccoglie le memorie della sua infanzia e della sua giovinezza attraverso le parole, le frasi che l’hanno accompagnata, e che accompagnano anche il lettore, come un’eco che rimbomba tra le pagine.

Un po’ come Proust attivava la sua memoria involontaria di fronte a una madeleine intinta nell’infuso di tiglio, la Ginzburg serba il ricordo del tempo perduto sotto forma di poesie, modi di dire, parole dialettali che si ripetevano nella sua famiglia, quello che lei chiama “il vocabolario dei nostri giorni andati” (p. 20). Così il lettore si imbatte nella meraviglia di leggere “la Paola”, al posto di Paola. E procedendo nelle pagine, si sente confortato da questa scrittura, si accomoda in un romanzo che ti fa sentire a casa.

L’operazione culturale è straordinaria, ci porta a riflettere su come le parole traccino dei solchi nelle nostre vite, solchi che a volte sono percorsi da seguire, altre tracce di giorni lontani. In fondo, la lingua, non soltanto ci fa sentire appartenenti a un gruppo, ma è parte integrante della nostra identità: rappresenta le nostre radici e le nostre strade future. E questo vale sia a livello personale che sovraindividuale.


Natalia Ginzburg, appartenente a una famiglia ebrea di ferventi antifascisti, vive gli anni della sua giovinezza nel pieno della seconda guerra mondiale. Nel libro la politica è presente, soprattutto nelle discussioni che si tengono in casa, e arriviamo a conoscere personaggi come Turati, Parti, e Pavese nella loro dimensione domestica. Anche la guerra è presente, ma rimane in un cantuccio, insieme alla morte. La vita continua a fluire e a creare nuovi legami attraverso le parole.

“Tutto importa, nulla importa a Natalia, all’infuori della pigra dolcezza di lasciarsi vivere” (Montale, Lessico famigliare crudele con dolcezza, in “Corriere della sera”, 7 luglio 1963).

Premio Strega 1963.